Carlo Levi

La vita

Nasce a Torino il 29 novembre 1902 da famiglia agiata, è nipote Claudio Treves. Si laurea in Medicina, ma non eserciterà mai la professione in quanto membro di una famiglia benestante. Si dedica invece con passione alla pittura, e sin dal 1923 ha un notevole successo. I suoi interessi politico-culturali sono però vari: entra a far parte del gruppo di Piero Gobetti e di "Rivoluzione Liberale"; antifascista, diventa amico di Carlo e Nello Rosselli e insieme a Carocci collabora attivamente per la diffusione delle idee di "Giustizia e libertà" e a Torino anima il centro interno "C.L.".  Con Nello Rosselli dirige un giornale clandestino "Lotta politica".
Nel 1934 viene arrestato e l'anno dopo mandato al confino in Lucania (di qui il suo libro di memorie Cristo si è fermato a Eboli).
Nel 1936, nell'euforia fascista della conquista etiopica, viene graziato, ma subito riprende il lavoro politico ed emigra in Francia, rimanendovi fino al 1942. Rientra in Italia nel 1943, per prender parte alla Resistenza; qui viene arrestato una seconda volta.
Nel 1944 condirige "La Nazione del Popolo" di Firenze, organo del C.T.L.N.; nel 1945 è a Roma come direttore del giornale del Partito d'Azione "Italia libera". In seguito al successo vastissimo del suo  Cristo si è fermato a Eboli, che sarà tradotto subito in molte lingue straniere, e spinto dalla grande passione per i gravissimi e irrisolti problemi dell'Italia meridionale, Levi continua attivamente la sua attività di giornalista, partecipando ad inchieste e polemiche politico-sociali sulla arretratezza del Sud, indagandone e denunziandone le cause economiche e culturali.
Di qui la pubblicazione di altri notevoli volumi, tra cui Le parole sono pietre.
Scrive per molti anni  su "La Stampa" di Torino, dimostrando la tendenza ad affrontare i problemi più scottanti del tempo stando al di sopra delle parti. Nel 1954 aderisce al gruppo neorealista alla Biennale di Venezia, offrendo notevoli quadri in chiave realistica come la sua narrativa.
Nel 1963 e nel 1968 viene eletto al Senato come indipendente nelle liste comuniste.
Il successo come pittore non è stato inferiore a quello dello scrittore e del saggista.
E' morto nel gennaio 1975.

 

 

Le Opere


La sua prima opera è stata Paura della libertà, scritta nel 1939 e pubblicata nel gennaio del 1946. Si tratta di una raccolta di saggi che, nel complesso, vogliono essere una descrizione generale della crisi contemporanea. La seconda opera di Levi, certamente la più nota, è stata Cristo si è fermato a Eboli (1945), racconto memoriale e saggio sociologico insieme, in cui l'autore, in una struttura narrativa di alto livello letterario e stilistico, riesamina la sua esperienza umana e sociale nel confino in Lucania, precisamente a Gagliano. Il titolo sottolinea la polemica di fondo che lo ispira, e cioè l'abbandono in cui erano vissute e continuavano a vivere le popolazioni contadine del Meridione, della Basilicata in particolare.

Nel 1950 ha scritto L’orologio: Luigini e contadini, una distinzione socio culturale economica in cui la distinzione tra le classi sociali del mondo rurale si spiega attraverso la contrapposizione tra 'Luigini' e 'contadini'. I Luigini (dal nome del podestà di Cagliano, di cui ha scritto in Cristo si è fermato a Eboli) sono la maggioranza della sterminata, informe piccola borghesia, con tutte le sue varianti, con tutte le sue miserie, i suoi complessi di inferiorità, i suoi moralismi e le ambizioni sbagliate.

Le parole sono pietre (1956), premio Viareggio, consta di tre saggi, scritti rispettivamente nel 1951, nel 1952 e nel 1955, in seguito a tre viaggi compiuti in Sicilia. Si tratta di saggi-inchiesta a carattere politico-sociale sulla situazione e sulla condizione dei contadini e degli operai siciliani, le cui aspirazioni vengono infrante dalla mafia, con la connivenza del potere politico.

Nel 1956 scrive Il futuro ha un cuore antico, al ritorno del suo viaggio in Russia. Anche questo viaggio lo porta direttamente all'indagine della vita del popolo, al di là di quelle che possono essere le sue strutture politiche.

La doppia notte dei tigli (1959) è il resoconto di un viaggio nella Germania Occidentale. Tutto il miele è finito (1960) è, infine, un libro nato da appunti sommari su di un viaggio in Sardegna compiuto dall'autore nel 1952, a cui si sono aggiunti o sovrapposti resoconti di altri viaggi effettuati successivamente nella stessa regione. Il titolo deriva da un canto funebre, in cui una madre allude alla morte del figlio, che per lei era il miele della casa.